Un_Natural Bestiary

Andrea Alessio

 

La foresta da tempo non inquieta più l’uomo contemporaneo. I suoi versi notturni non echeggiano più sinistri nella fantasia dei piccoli. Ci resta poco di soprannaturale e il selvaggio non è più una suggestione. E allora ci capita di non distinguere un animale vivo, ferito nel suo istinto, da un animale imbalsamato, rigido e goffo allo stesso tempo. Non è più importante se ci troviamo in un museo di New York o allo zoo di Parigi.

Gli animali possono apparire ancora comunicanti tra loro, capaci di osservare e osservarci. Per un attimo fuggente possiamo illuderci di non aver smarrito del tutto la fantasia. Tra questi diorami, Andrea Alessio si muove, da oltre 20 anni, senza pregiudizi e con la determinata e rigorosa intenzione di ingaggiare la percezione e i suoi confini.

In questo mondo disincantato, Andrea Alessio intraprende il suo viaggio, nutrito dal bisogno di un confronto attraverso lo sguardo. Una caccia alla ricerca di ciò che resta di animale. Uno sguardo a volte vitreo, a volte sfuggente e quasi sempre morto. Come è morta la nostra natura animale, chiusa su sé stessa tra i propri artifici, quasi come un orso indotto tra le rocce finte.

La geografia non è altro che una riproduzione scenografica all’interno della quale l’animale è costretto ad estinguere il proprio tempo. E noi con lui, dal momento che il modo di guardare può diventare una prigione, quanto la gabbia per un leone. Ed è questo un messaggio, quasi subconscio, che si respira guardando le immagini di questo bestiario. Tuttavia una lettura trasversale delle immagini di Andrea Alessio può ancora sorprenderci con nuove dimensioni di significato, combinazioni di senso che trascendono lo spazio e il tempo dello sguardo.

 

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